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C’è chi dice no February 9, 2006

Posted by leparolealvento in Politica.
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Vengo spesso redarguito per la mia abitudine di inserire (pesanti) commenti di carattere politico all’interno di testi tecnici (solitamente analisi o commenti a fenomeni legati all’elettronica digitale e ad Internet). Molti si chiedono: “ma che senso ha inserire queste provocazioni politiche in testi che sarebbero altrimenti del tutto neutrali e molto gradevoli da leggere?”

Lo spiego qui una volta per tutte. Gli scopi sono i seguenti due.

  1. Inviare un messaggio a chi tenta di prendermi per i fondelli e fargli sapere che troverà una ostinata resistenza.
  2. Inviare un messaggio alle altre persone che si trovano nella mia stessa posizione e far sapere loro che non sono sole.

La mia speranza, ovviamente, è anche quella di indurre altre persone a dichiarare apertamente la propria posizione, in modo che il mio “avversario” del momento si renda conto che troverà una resistenza più ampia e più robusta di quella rappresentata dalla mia sola persona.

A questo punto, probabilmente, vi state ponendo le seguenti due domande (retoriche).

  1. Ma esiste davvero questo avversario? C’è veramente qualcuno che vuole prenderci per i fondelli?
  2. Pensi veramente che qualcun’altro si alzerà in piedi e dichiarerà apertamente la propria posizione, assumendosi i rischi di una reazione da parte dell’avversario (magari molto più forte)?

Alla prima domanda sono costretto a rispondere di si. Da diversi anni, le aziende ed i governi stanno cercando, spesso con successo, di approfittare della loro posizione di forza ai danni del cittadino e del consumatore. Cito qui di seguito solo alcuni casi ecltatanti che mi vengono in mente. Dovrebbero bastare come esempio.

  • Telecom ed altre aziende TLC approfittano da anni della loro posizione di forza per mettere in atto delle vere truffe di massa ai danni dei consumatori, al punto che sono dovute intervenire (senza alcun successo) gli enti di controllo.
  • Le aziende dell’Informatica stanno silenziosamente immettendo sul mercato dei PC “taroccati” in modo che continueranno ad obbedire ai loro ordini (non ai nostri) anche dopo che li avremo regolarmente acquistati e pagati (Tecnologia nota come “Trusted Computing”)

Purtroppo, i governi che dovrebbero rappresentarci e che dovrebbero rappresentare, con le loro azioni legislative e di controllo, il nostro primo baluardo di difesa, si sono apertamente schierati con queste aziende in moltissime occasioni. Basterà ricordare i seguenti casi.

  • Per pochissimo il parlamento dell’Unione Europea non ha varato una legge suicida sui brevetti software che avrebbe affossato definitivamente l’industria del software europea (ed i diritti dei consumatori) ad esclusivo vantaggio delle industrie americane detentrici della quasi totalità dei brevetti esistenti.
  • Da anni i governi di quasi tutto l’emisfero nord del pianeta si schierano a favore della adozione su larga scala di sistemi DRM per impedire “usi non autorizzati” dei “contenuti multimediali” (o, per dirla in un altro modo, “un uso libero della cultura”).
  • Le leggi europee e italiane, con il pretesto della lotta al terrorismo, prevedono che sia legittimo mantenere copia di tutte le transazioni digitali per anni, rendendo possibile ricostruire quasi ogni aspetto della vita di una persona. I dati in questione, ovviamente, sono liberamente accessibili a forze di polizia e servizi segreti (anche in paesi dove polizia e servizi segreti non sono certo “affidabili strumenti della democrazia”) .
  • Una legge italiana prevede persino che sia illegale rimuovere gli RFID che vengono inseriti nei vestiti in vendita al supermercato. In altri termini, è obbligatorio lasciarsi tracciare grazie ai numerosi RFID presenti nei nostri abiti.

Alla seconda domanda, posso rispondere si. Ho già visto in molte occasioni delle persone alzarsi in piedi e dire: “No, io non ci sto!” Se non siete tra queste, e non credete che questo sia possibile, allora forse non sono io ad avere un problema di rapporto con la società civile, la democrazia e la politica.

Gli argomenti di cui tratto nei miei scritti si trovano quasi sempre sulla sottile linea di confine tra tecnologia e politica. Cose come il Trusted Computing, gli RFID, i DRM, le Wireless Mesh Networks ed il P2P di terza generazione sono gli strumenti di una lotta senza quartiere che si sta svolgendo, ormai da anni, senza che i mass media “generalisti” ne facciano parola. Ciò che è in gioco, è la libertà di ogni singolo cittadino di usare queste tecnologie a proprio vantaggio ed a vantaggio della interà società, invece di essere costretto ad usarle ad esclusivo vantaggio delle aziende e di chi tiene le redini del “sistema”. Non credo che sia possibile, o tecnicamente corretto, separare gli aspetti tecnici da quelli politici.

Per finire, vorrei chiarire un’altro punto. Vengo spesso tacciato di pregiudizi nei confronti dell’ottimo Governo Berlusconi, cioè quello che, secondo molti osservatori che trovo in rete, ci ha traghettato fuori da un medioevo stalinista e ci ha consegnato ad un fulgido terzo millennio fatto di libertà individuale, di libero mercato e prosperità.

Bene, se ci trovassimo nella Russia degli anni ‘30, o nella Cina degli anni ‘70, probabilmente il mio avversario avrebbe una stella rossa sul berretto. I governi autoritari non mi stanno certo simpatici, di qualunque colore si ammantino. Ma siamo nell’Italia e nell’Europa di inizio millennio. I governi che, senza pensarci due volte, hanno varato assurdità e soprusi legalizzati come il DMCA, l’EUCD, il Patriot Act, la Legge Urbani e via dicendo, sono i governi di G.W. Bush, di Tony Blair e quello italiano di Silvio Berlsuconi.

Non sono io ad avere pregiudizi contro questi governi. Sono questi governi ad avere deciso (palesemente) che noi (cittadini e consumatori del mondo occidentale) siamo i loro avversari.