Lazio-Gate, Intercettazioni e Storace March 10, 2006
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Sono sicuro che state seguendo anche voi lo sviluppo dello scandalo che ha appena travolto l’ormai ex-ministro della Sanità Francesco Storace. Nel caso che vi foste persi qualcosa, trovate le trascrizioni delle intercettazioni a queste due URL:
Ma voi volete veramente vivere in un paese guidato da questa gente? Si, sto parlando proprio a quelli di voi che li hanno eletti.
Da queste intercettazioni, se ce ne fosse stato il bisogno, emergono chiaramente tre fatti veramente molto preoccupanti:
- Alcuni uomini della destra hanno apertamente dimostrato di ragionare esclusivamente nei termini di “cordata” o di “tribù”. Agiscono nell’interesse della loro cordata, con la speranza di poter poi godere di una parte dei privilegi acquisiti.
- A queste persone non interessa assolutamente niente del bene del paese. Più in generale, non interessa assolutamente niente del bene e/o del male che possono fare ad altre persone.
- Queste persone non si fermano di fronte a niente e non si fanno nessuno scrupolo. Sono disposti ad usare qualunque mezzo. Se avete la sfortuna di trovarvi sul loro passaggio, rischiate di venire travolti, forse pessino uccisi.
Insomma, se quanto risulta da queste intercettazioni è vero (e ci sono poche ragioni di pensare che non lo sia) siamo di fronte a dei veri delinquenti. Più esattamente ad una associazione a delinquere non diversa, nella sostanza, dalla mafia, dalla camorra e dalla ‘ndrangheta.
Ora, per favore, spiegatemi che cosa pensavano di ottenere da queste persone i 18 milioni di italiani che li hanno votati nel 2001. Che cosa devo pensare di questi elettori?
Che hanno agito per ingenuità? Siamo allora di fronte a 18 milioni di fessi?
Che hanno agito per “contiguità” con l’ambiente della destra? Siamo allora di fronte a 18 milioni di delinquenti, od almeno di “collaborazionisti”?
Che hanno agito “nella difesa dei loro interessi di classe od individuali”? Allora spiegatemi quali sarebbero questi interessi, perchè trovo questa giustificazione davvero molto preoccupante.
Personalmente, credo che persone come Storace, e come molti altri esponenti del centrodestra, non avrebbero mai dovuto avere accesso alla scena politica. Si tratta di gente chiaramente pericolosa che, in un paese civile, non avrebbe mai dovuto arrivare alle leve del potere.
Se il caso Storace non vi basta, gustatevi la registrazione del Presidente del Consiglio, Onorevole Silvio Berlusconi, alla seduta del Parlamento Europeo in cui ebbe il coraggio, proprio lui, indagato dalle procure di mezza Europa, di dare del “Kapò” al Parlamentare Schulz:
http://video.google.com/videoplay?docid=-926629105834987595
Buona visione
La nuova legge sulla legittima difesa February 21, 2006
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Da quando è stata approvata, il 24 Gennaio del 2006, la “riforma” della Legittima Difesa ha già prodotto almeno due morti ed almeno due imputazioni per omicidio volontario. Credo che sia il caso di parlarne prima che diventi una epidemia.
Ecco che cosa dice veramente la nuova legge:
Art. 1.
(Diritto all’autotutela in un privato domicilio)
1. All’articolo 52 del codice penale sono aggiunti i seguenti commi:
“Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.
(da CittadinoLex di Kataweb/Repubblica)
Anche senza avere una laurea in giurisprudenza, sono subito evidenti alcuni aspetti importanti:
- Non si tratta di una nuova legge. Si tratta soltanto di una modifica molto, molto marginale della legge esistente. Questa “epocale riforma” stabilisce semplicemente che viene presupposta (cioè non deve più essere dimostrata) la proporzionalità tra offesa e difesa se si viene aggrediti (ripeto: aggrediti, non soltanto importunati) all’interno del proprio domicilio (casa e domicilio professionale).
- Viene riconosciuto il diritto di usare la forza esclusivamente per difendere la propria persona, le persone presenti ed i beni da una aggressione evidente. Non viene assolutamente riconosciuto il diritto di sparare liberamente a qualcuno che viene semplicemente colto sul proprio territorio (casa, terreni, uffici, azienda, etc.). In altri termini, non è sufficiente la violazione del domicilio a giustificare la risposta armata.
Avrebbero dovuto essere sufficienti questi due punti per chiarire che non è stata assolutamente aperta la caccia al malvivente (meglio se slavo o “terrone”). Ammazzare qualcuno è ancora un reato gravissimo in Italia. Purtroppo, non è stato così: molta gente ha recepito questa falsissima novità come una vera e propria autorizzazione ad accopare sul posto chiunque venga colto nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Allora, cerchiamo di capire cosa si può fare e cosa non si può fare in base a questa “nuova” legge.
Cosa si può fare
- Si può usare un’arma per difendersi da una aggressione evidente che metta in pericolo la propria persona, ed esclusivamente la propria persona (non i propri beni) , dovunque, anche in strada. Questo è sempre stato vero, in Italia ed in tutto il mondo, sin dai tempi di Alessandro Magno.
- Si può usare un’arma dovunque per difendere un’altra persona da una aggressione che ne metta in pericolo la vita o la salute (cioè per impedire un crimine penale). Anche questo è sempre stato vero, molto prima che Dussin venisse al mondo ed anche in posti che forse la mente di Dussin non riconosce nemmeno come appartenenti al Pianeta Terra. Naturalmente, sta al tiratore valutare chi sia la vittima e chi l’aggressore. Se un tiratore occasionale, preso dall’entusiasmo, spara ad un poliziotto in borghese che cercava di ammanettare un ladro, sono poi “volatili” suoi andarlo a spiegare al Giudice.
- Si può usare un’arma per difendere i propri beni da una aggressione evidente all’interno del proprio domicilio. Questa è l’unica novità introdotta dalla riforma e, lo ammetterete, non è proprio caratterizzata da un alto senso di civiltà e di rispetto per la vita umana.
Cosa NON si può fare
- Non si può sparare alla schiena a nessuno, nemmeno al peggiore dei malfattori. Se sta scappando bisogna lasciarlo andare. Questo vale ora e qui, come sempre e come dovunque. Se sparate a qualcuno nella schiena è omicidio volontario in ogni caso.
- Non si può inseguire il ladro od il rapinatore in strada e sparargli mentre scappa, per i motivi appena spiegati. Anche se lo mancate è “spari in luogo pubblico” e vi beccate qualche mese di (giustissima) galera.
- Non si può sparare a qualcuno che cerca di rubarvi l’auto. Si trova sulla pubblica via e non sta minacciando la vostra persona o quella di qualcun’altro. Sarebbe omicidio volontario.
- Non si può sparare mai a nessuno ed in nessun caso con un’arma che non sia stata regolarmente acquistata e denunciata. diversamente, se avete la sfortuna di beccarlo, è omicidio volontario (non semplice detenzione illegale di arma).
Per concludere, fatemi dire che in Italia, come dovunque nel mondo (persino nel pacificissimo Himalaya dei Buddisti) è sempre stato riconosciuto a chiunque il diritto di difendere in tutti i modi possibili la propria incolumità e quella dei propri cari da una aggressione evidente. Questa “epocale riforma” non era assolutamente necessaria.
In Italia, come dovunque nel mondo (Tranne che in Giappone) è sempre stato legittimo acquistare un’arma e detenerla per difendere la propria abitazione ed il proprio domicilio professionale (studio, negozio, etc.). Non c’era nessunissimo bisogno di questa “riforma epocale” per avere questo diritto (che, infatti, questa riforma nemmeno cita).
In Italia, come dovunque nel mondo (Tranne che in Giappone) è sempre stato legittimo acquistare e portare sulla propria persona un’arma pronta all’uso, a certe condizioni. Non c’era nessunissimo bisogno di questa “riforma epocale” per avere questo diritto (che, infatti, questa riforma nemmeno cita).
In nessun paese del mondo, nemmeno in USA e nemmeno in Texas, si può sparare impunemente alla schiena di un ladro in fuga.
In nessun paese del mondo, nemmeno in USA e nemmeno in Texas, si portare sulla propria persona un’arma senza il necessario CCW (“Concealed Carry of Weapon Permit”). L’Italia non è mai stato un paese “proibizionista” più di quanto lo sia stato il Texas.
Speriamo che quanto ho appena detto riesca a raggiungere due scopi: ridurre il numero di morti ammazzati e ridurre il numero di cazzate che mi tocca sentir dire su questo delicato argomento.
Se non siete convinti di quanto ho appena detto, visitate CittadinoLex o uno dei molti altri siti italiani dedicati al Diritto.
Pistole e microprocessori: la neutralità della tecnologia February 17, 2006
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Non sono in molti a saperlo ma provengo da una familia di armaioli. I miei nonni hanno avuto un armeria (intesa come laboratorio per la produzione di armi da caccia, non come semplice rivendita sali/tabacchi/cartucce) per circa mezzo secolo. Sono cresciuto tra pistole e fucili così come altri sono cresciuti con il pallone sulla punta delle scarpette.
Di conseguenza, è tutta la vita che mi trovo a discutere il tema della neutralità della scienza e della tecnologia. Questo tema può essere espresso in uno dei due modi seguenti.
- Non sono le pistole ad uccidere ma le persone che le impugnano.
- Si può uccidere anche a mani nude. Con una pistola è soltanto più facile.
Recentemente, mi è successo di sentire le stesse argomentazioni a proposito del Trusted Computing. In modo molto, molto simile a quello che avviene tradizionalmente per le pistole (e per le armi in genere), il Trusted Computing viene liberato da ogni implicazione morale con una delle due affermazioni seguenti.
- Non è il Trusted Computing in sè che è cattivo, sono le applicazioni che ne possono fare le aziende ed i governi ad esserlo.
- Quasi tutto quello che si può fare con il Trusted Computing si può fare anche senza. Con il TC è solo più “robusto” e più “affidabile”.
Il solo fatto che, per giustificarne l’esistenza, si adoperino nei confronti del TC le stesse motivazioni che vengono tradizionalmente usate per le armi da fuoco, dovrebbe far riflettere. Se un microchip deve essere trattato come un’arma, c’è sicuramente da prepoccuparsi.
Comunque, a questo punto si possono muovere al Trusted Computing le stesse contestazioni che si usano tradizionalmente contro le armi da fuoco. Eccole qui di seguito.
Neutralità funzionale e neutralità morale
Diventa molto difficile sostenere la neutralità morale di una tecnologia che non sia neutrale anche sul piano funzionale. Mi spiego: voi potete raccogliere dal greto di un fiume un grosso sasso e farne quasi quello che volete. Potete usarlo come martello per piantare i picchetti della tenda, potete usarlo come fermacarte in ufficio dopo averlo dipinto o potete usarlo per fracassare il cranio di un vostro avversario. La scelta sta a voi: il sasso non è stato progettato con nessuno scopo particolare in mente, anzi: non è stato progettato affatto. Per questo motivo, il sasso non si presta in modo particolare a nessun impiego e non ne suggerisce nessun’altro. Si tratta effettivamente di un oggetto quasi neutrale. Dico “quasi” perchè persino il sasso ispira certi usi piuttosto che altri. Non credo che vi verrebbe mai in mente di usarlo al posto della forchetta per mangiare gli spaghetti.
Ora provate a fare le stesse cose con una pistola. Vi renderete conto molto presto che la pistola, come oggetto, subisce le conseguenze della progettazione di cui è stata il prodotto. Favorisce certi impieghi (sparare ad un nemico) e ne disincentiva in modo chiaro deli altri (usarla come fermacarte o come martello).
Un oggetto che sia stato progettato dall’uomo, e che quindi sia stato progettato per uno scopo preciso, non è mai “funzionalmente neutrale” e quindi difficilmente potrà essere “moralmente neutro”. Funzione e responsabilità morale vanno quasi sempre di pari passo.
Francamente, mi è molto difficile pensare a degli usi “positivi” di una tecnologia che tratta esplicitamente il suo utente e l’intera società come un nemico.
Facilitazione
Il fatto di alzare od abbassare l’asticella, influisce molto sui processi che riguardano gli esseri umani. Ad esempio, se per riavere indietro i 5 euro che Telecom vi ha addebitato per sbaglio, voi dovete ricorrere ad un avvocato e passare attraverso un processo, quasi certamente lascerete perdere. Se basta sgridare l’operatore del call center al telefono, quasi certamente lo farete.
Per questo non è la stessa cosa ammazzare qualcuno a mani nude od ammazzarlo a revolverate. Per lo stesso motivo, non è la stessa cosa avere un mondo in cui le armi sono difficilmente reperibili (l’Italia e l’Europa) oppure averne uno in cui si comprano al supermercato (USA).
Per lo stesso motivo, non è la stessa cosa vivere in un mondo in cui le aziende ed i governi devono fare molta fatica per controllare efficacemente i cittadini e per far fare loro ciò che vogliono (il mondo pre-TC) oppure avere un mondo in cui basta spingere un tasto per farlo (il mondo TC).
Rischio e Controllo
Ma la contestazione più forte viene da una semplice constatazione: ogni volta che una tecnologia presenta un rischio, le società si attrezzano, legalmente e tecnicamente, per contenere i rischi e limitare i danni.
Per acquistare un’arma in un paese civile (incredibilmente, anche in molti degli stati USA) occorre superare una lunga serie di ostacoli, tecnici e legali, e sottoporsi ad una serie di controlli e di verifiche. Anche solo per guidare un’auto, che certamente rappresenta un pericolo per i passanti, occorre seguire un corso, superare un esame, sottoporsi a visite periodiche ed attenersi alle regole del Codice della Strada.
Allora, per quale motivo si dovrebbe permettere alle aziende di immettere sul mercato una tecnologia che tutti riconoscono pericolosa senza che la collettività (cioè lo Stato) possa mettere in atto le necessarie misure di contenimento dei rischi, di limitazione dei danni e di controllo degli abusi?
Il Trusted Computing e le armi da fuoco sono solo due casi particolari di un tema filosofico molto più ampio, che coinvolge cose diverse come i farmaci e la bomba atomica. Non c’è niente di moralmente neutro in ciò che fa l’essere umano perchè l’essere umano non può agire in modo eticamente neutrale. E’ la sua natura sociale (e politica) a condannarlo a questo.
Il Programma dell’Unione, una prima impressione February 11, 2006
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Dopo diversi mesi di intenso lavoro, la Fabbrica del Programma ha finalmente consegnato nelle mani degli italiani il tanto atteso Programma dell’Unione. Si tratta di un documento PDF di ben 281 pagine che contiene sostanzialmente una lunga serie di affermazioni con le quali l’Unione prende una posizione ufficiale su praticamente tutti i temi politici di una qualche rilevanza, dalla familia alle nuove tecnologie passando per la lotta all’evasione e per il rilancio dell’economia.
Ci vorranno sicuramente alcuni giorni per leggere tutto il documento e per cominciare a parlarne seriamente. Tuttavia, è già possibile cogliere alcune impressioni importanti su alcuni argomenti particolarmente cari agli Internauti: le nuove tecnologie, i diritti digitali dei cittadini e la difesa dei consumatori.
La difesa dei consumatori
A pagine 73 del Programma c’è una prima presa di posizione sostanziale su questo problema. Ecco cosa dice il documento:
Un consumo tutelato
Proponiamo una riforma della legge quadro in materia dei diritti dei consumatori/utenti incentrando le politiche di tutela sulla trasparenza e al fine di attuare pienamente ogni normativa che garantisca sicurezza, informazione e tutela risarcitoria dei cittadini singoli ed associati.
Primo obiettivo deve essere la trasparenza, che si articola in:
- sicurezza dei prodotti e attivazione di regole circa il ciclo produttivo e la circolazione;
- informazione al consumatore perché sappia cosa acquista e a quali condizioni contrattuali ; una più severa normativa sull’etichettatura dei prodotti;
- vigilanza rispetto alla pubblicità ingannevole e/o seduttiva, persuasiva, occulta;
- controllo sulle condizioni generali di contratto, con particolare attenzione per le clausole vessatorie o ambigue;
- carta dei diritti dell’utente dei servizi pubblici, distinguendo tra i diritti dell’utente di servizi pubblici a carattere imprenditoriale e quelli dell’utente di servizi a carattere sociale. Per questi ultimi, quali sanità e istruzione, la tutela va collegata anche ad incisive politiche di perequazione sociale;
- diritto all’accesso ai dati e ai documenti amministrativi e contestuale protezione della privacy della persona.
Direi che si tratta decisamente di un buon punto di partenza, soprattutto nel momento in cui si introduce il concetto di utente di servizi a carattere sociale come soggetto diverso dal normale utente di servizi a carattere commerciale. Per quanto ci riguarda come Internauti, si può certamente dire che se questi propositi verranno mantenuti, sarà molto più difficile che si vengano a creare situazioni incresciose come quella del caso Sony/BMG.
Credo di poter interpretare queste parole anche come una implicita presa di posizione contro sistemi di tipo Trusted Computing e, forse, anche su certi tipi di sistemi DRM. Il Trusted Computing è chiaramente in conflitto con i principi esposti dal Programma dell’Unione almeno nei seguenti punti.
- L’utente non è chiaramente informato delle caratteristiche del Trusted Computing e si può dire, senza timore di smentita, che in questo momento acquista qualcosa di cui ignora la vera natura.
- In alcuni casi, il Trusted Computing viene proposto all’utente come una tecnologia che lo può difendere da virus ed hacker, cosa che, almeno in questo momento, non è del tutto vera. Si profila quindi il caso di pubblicità ingannevole.
- Il Trusted Computing, come molti sistemi DRM, introduce di fatto delle clausole vessatorie nel contratto. Ci sono gli estremi per un intervento degli organi di vigilanza.
- In alcune situazioni, il Trusted Computing ed altre tecnologie (RFID, ad esempio), possono rappresentare una violazione della privacy. Ci sono gli estremi per un intervento.
Il Trusted Computing non è il solo (ma di certo è il più evidente) caso di conflitto tra i principi enunciati nel programma e la realtà che viviamo ogni giorno. Tecnologie come gli RFID ed i DRM potrebbero rientrare, in alcuni casi, in questa casistica. Anche certi comportamenti commerciali tipici delle aziende di telecomunicazione, potrebbero rientrare in questa casistica.
Internet
Il Programma dell’Unione dedica addirittura un intero capitolo ad internet ed ai nuovi media. Riporto qui di seguito il testo originale. Il testo in corsivo è quello che mi sembra degno di maggiore attenzione.
I nuovi media e l’innovazione
Poichè il ruolo di questo comparto è cruciale per promuovere e diffondere l’innovazione, la politica di sviluppo che l’Unione adotterà per la comunicazione e la multimedialità avrà un effetto moltiplicatore sull’insieme dell’economia nazionale. Attueremo politiche volte a favorire la nascita di un’industria multimediale e audiovisiva in grado di competere sui mercati globali. I punti di forza da cui partire saranno il cinema italiano e la produzione audiovisiva in generale. Sosterremo l’innovazione tecnologica con politiche che non discrimino tra le diverse tecnologie, indirizzandosi soprattutto allo sviluppo della ricerca, alla formazione, alla nascita di nuove imprese, alla creazione di reti e
distretti.
Per raggiungere questi obiettivi dovremo gestire con trasparenza
le risorse finanziarie, non disperdendole come oggi avviene, ma utilizzandole in una politica coerente ed unitaria.
Rafforzeremo i poteri di intervento e sanzione affidati all’Authority indipendente, anche al fine di promuovere maggiore concorrenza.
Ribadiremo la natura aperta di Internet, garantendo la libertà di accesso e di espressione, evitando forme indiscriminate di controllo. Riteniamo infatti prioritario promuovere la capacità di utilizzare gli strumenti in rete: tale capacità è oggi parte integrante della cittadinanza.
Ci impegneremo attraverso iniziative specifiche per la diffusione dei collegamenti a banda larga e di quelli senza fili.
Difenderemo inoltre la libertà di Internet anche a livello internazionale, a fronte di un crescente ricorso a forme di censura e controllo autoritario.
Per rendere libero lo spazio informativo dobbiamo garantire pluralità e libertà, ma anche:
- tutela della privacy;
- tutela dei minori e delle fasce deboli;
- moltiplicazione delle possibilità di accesso dei cittadini;
- promozione delle nuove tecnologie per la partecipazione politica, sociale e culturale;
- promozione della produzione e diffusione di contenuti provenienti da soggetti indipendenti;
- garanzia dell’accesso e produzione di informazione anche da parte dei diversamente abili;
- elaborazione di nuove forme di tutela della proprietà intellettuale, specialmente nel digitale, conciliando i diritti di autori ed editori con l’interesse comune alla massima diffusione della cultura e delle idee;
- revisione dei criteri di attribuzione e certezza delle risorse per il sostegno all’editoria non profit e cooperativa;
- riconoscimento del valore sociale dell’accesso aperto a contenuti, strumenti e canali informativi, in particolare nel campo della ricerca scientifica;
- valorizzazione e incentivazione delle licenze non commerciali, del software open source e degli standard aperti;
- riconoscimento e valorizzazione delle professionalità legate ai new media;
- attenzione per la conservazione, l’accessibilità e la disponibilità nel tempo del nostro patrimonio informativo.
Dobbiamo sostenere quindi l’innovazione e la qualità. Per questo avranno un ruolo importante le biblioteche e le multimediateche, non solo come deposito di conoscenze ma come strumento attivo di accesso e produzione di contenuti.
Dobbiamo valorizzare tale sistema, specialmente nel Sud del Paese, per aiutare a colmare gli svantaggi nell’alfabetizzazione informativa.
I soggetti pubblici devono avere un ruolo attivo di servizio e di garanzia. Il servizio pubblico è oggi importante per la promozione dell’accesso e della partecipazione, per la tutela dei diritti, per la produzione ed incentivazione dei contenuti di qualità, per una formazione permanente, per la comunicazione pubblica e di pubblica utilità, per la valorizzazione delle autonomie ed identità culturali
e linguistiche locali, nazionale ed europea.
Su questi punti, mi posso dichiarare più che soddisfatto. Mi sembra evidente che c’è stata una certa analisi della situazione attuale e che sono stati compresi alcuni punti fondamentali. Le dichiarazioni di intenti che ne seguono sono chiare ed impegnative.
Apprezzo particolarmente le dichiarazioni che riguardano la lotta ai tentativi di controllare e censurare la rete. Apprezzo anche le dichiarazioni che riguardano la concorrenza tra le telco. Il punto di maggiore interesse mi sembra essere l’idea di sviluppare una industria del multimedia in Italia. Francamente non credo che si riuscirà ad ottenere dei risultati di reale interesse industriale in questo settore ma il proposito, in sè, resta ammirevole.
In conclusione, direi che il Programma dell’Unione non ha deluso come molti (comprensibilmente) temevano, almeno riguardo a questi punti. Queste dichiarazioni di intenti, messe nero su bianco da tutti i responsabili politici del centrosinistra, ci autorizzano ad alimentare delle forti aspettative nei confronti di un eventuale Governo Prodi.