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Il Controllo della Fertilità October 10, 2007

Posted by leparolealvento in Religione, Scienza.
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Nei mesi scorsi, abbiamo chiesto a Carlo Flamigni, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Bologna, di aiutarci ad organizzare una prima uscita pubblica del Circolo UAAR di Ferrara.

 

Grazie alla sua gentile collaborazione, ora siamo in grado di annunciare questo primo evento:

 

 

Il controllo della Fertilità”

Professor Carlo Flamigni – Università di Bologna

Giovedì 18 Ottobre 2007 – Ore 21

Liceo Ariosto – Ferrara

 

 

Il Professor Flamigni presenterà il suo libro “Il controllo della fertilità” ed esporrà il suo punto di vista su questo tema.

 

Come potete capire, si tratterà di una importante occasione di riflessione su un problema che è destinato a diventare di importanza cruciale per la sopravvivenza della nostra specie.

 

Per informazioni, potete contattarci agli indirizzi sottostanti.

 

 

UAAR Ferrara

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

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Sant’Imprenditore March 12, 2006

Posted by leparolealvento in Politica.
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Secondo alcune indiscrezioni, difficilmente verificabili, Sua Santità il Papa, Benedetto XVI, sarebbe in procinto di proclamare un nuovo santo, Sant’Imprenditore. Sempre secondo queste indiscrezioni, la pratica di santificazione sarebbe stata avviata alcuni anni fa dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, su preciso ordine del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Nelle parole dello stesso Gianni Letta: “Con questa iniziativa intendiamo dimostrare il nostro rispetto e la nostra riconoscenza per questa figura fondamentale della nostra cultura e della nostra realtà sociale ed economica. L’Imprenditore è una figura al di sopra delle parti, al di sopra del bene e del male, qualcosa di sacro verso il quale anche i più riottosi ed ingrati dovrebbero mostrare tutto il loro rispetto e la loro sottomissione. L’Imprenditore è una figura paterna che tutto sa, tutto vede e tutto perdona. L’imprenditore provvede alle nostre necessità ancora prima che esse vengano espresse. E’ per noi un padre, anzi: IL padre. E’ grazie all’Imprenditore se l’Occidente si è ormai staccato dalle paludi della fame, della disperazione, della miseria e naviga sicuro verso il sole splendente dell’Eterno Benessere. E’ grazie all’Imprenditore se ora possiamo guardare fiduciosi al futuro e possiamo seriamente valutare progetti ambiziosi come spedire l’uomo su Marte o persino vincere la coppa UEFA.”

Com’era facilmente prevedibile, questa iniziativa ha suscitato un coro di proteste da parte delle opposizioni. Secondo Francesco Rutelli, leader della Margherita ed ex-esponente di primo piano dei Verdi, si tende a sottovalutare l’impatto devastante dell’Imprenditore nello sfruttamento delle risorse del pianeta e nell’inquinamento. Rutelli spiega la sua posizione con alcuni esempi: “Quando gli imprenditori europei sono arrivati in Nuova Zelanda si sono limitati a tagliare ogni albero di cui fosse possibile rivendere il legno fin quasi a deforestarla completamente. Nel caso delle Isole del Capo Verde, al largo delle coste africane, questo processo di deforestazione è stato spinto fino al suo limite a causa della attività di estrazione e di fusione dei metalli che sono state portate avanti in quei luoghi dagli imprenditori europei per circa un secolo. Ora queste isole sono dei veri deserti, esposti alle sabbie del Sahara che arrivano fino ad esse trasportate dal vento, e sono inquinate dai metalli pesanti lasciati dietro di sè dalle attività minerarie. L’Imprenditore si impadronisce con ogni mezzo delle risorse che appartengono alla comunità e lascia dietro di sè un cumulo di scorie pericolose. Dovremmo ricordarci della lezione di Rapa Nui.”

Fausto Bertinotti, di Rifondazione Comunista, solleva invece un problema storico: “La vera forza motrice dello sviluppo come noi lo conosciamo è stata la manodopera di milioni di lavoratori che sono stati sfruttati per generazioni nell’abisso delle miniere, nell’inferno infuocato delle industrie siderurgiche e che vengono sfruttati ora in quei luoghi di mercificazione della dignità personale che sono i call-center ed i laboratori di maglieria.”

Più o meno della stessa opinione Marco Rizzo, dei Comunisti Italiani: “Il benessere di cui una parte dell’occidente può godere oggi è il frutto del sudore e del sangue versato da altri popoli, tra cui quelli africani, quelli asiatici e quelli del sudamerica. La concorrenza cinese e indiana sta ora rendendo evidente come il prossimo sangue e le prossime lacrime che sarà necessario versare per garantire il benessere di quell’1% della popolazione a cui ci illudiamo di appartenere potrebbe essere il nostro. Sto parlando del sangue e delle lacrime dei lavoratori dipendenti italiani, che vedono i propri diritti e le proprie sicurezze venir erose giorno dopo giorno dalla eterna corsa verso la “produttività”, ma sto parlando anche del sangue e delle lacrime dei lavoratori autonomi e dei piccoli imprenditori italiani che si trovano già adesso schiacciati tra la concorrenza dei paesi emergenti e le assurde politiche neo-liberiste della Comunità Europea e del WTO.”

A queste accuse risponde a nome di tutta la Casa delle Libertà l’Onorevole Sandro Bondi: “Questa gente non ha mai concluso niente nella propria vita. Cosa volete che ce ne freghi della loro opinione? Che parlino dopo aver messo in piedi 3 televisioni dal nulla!”

Una posizione persino più estrema viene dichiarata dal portavoce di Forza Italia, Dott.ssa Elisabetta Gardini: “Il mondo è diviso in due. Da un lato i vincenti, come noi, e dall’altra i perdenti, come loro. Come può vedere, noi siamo belli, intelligenti, laureati, ricchi e ben vestiti. loro… lo vede da sè cosa sono… Come possiamo discutere con gente del genere?”

A queste accuse sembra voler rispondere l’Onorevole Di Pietro, dell’Italia dei Valori: “Praticamente tutte le grandi iniziative imprenditoriali italiane sono finite in uno scandalo clamoroso ed hanno lasciato sul lastrico migliaia di familie. Basti pensare a Parmalat, a Giacomelli, a Cirio ed ai molti altri scandali degli ultimi 10 anni. Come qualunque cittadino può facilmente verificare dai giornali, non passa giorno senza che qualche azione della polizia riveli delle pericolose collusioni tra mafia, ‘ndrangheta, camorra e imprenditoria. Questo non dovrebbe sorprendere. Il limite tra imprenditoria e criminalità organizzata è in realtà abbastanza sottile e tende a diventare sempre più sottile mano a mano che si indeboliscono i controlli. L’imprenditore è semplicemente una persona impegnata a fare soldi. Raramente è la persona di alta statura morale e di elevate qualitè umane che noi tutti vorremmo che fosse. Molto più spesso è semplicemente un avventuriero che non si fa scrupoli di integrare il suo fatturato abituale con mezzi poco leciti se solo ha l’impressione di poterla passare liscia.”

Romano Prodi, leader dell’Unione, sembra voler gettare acqua sul fuoco: “L’Imprenditore è una figura fondamentale della nostra vita sociale ed economica. Possiamo dire senza tema di smentita che è la forza motrice della nostra economia. Tuttavia, è anche una persona e come tale è esposta a tentazioni ed errori che, a causa delle somme in gioco, possono avere effetti devastanti sulla società in cui vive e sugli individui che ruotano attorno ad esso. Per questo motivo, non può essere nè glorificato nè criminalizzato. Devono essere fornite agli imprenditori, a tutti gli imprenditori, le condizioni per poter lavorare e devono essere messi in atto i controlli necessari a garantire che essi non agiscano contro l’interesse della comunità.”

Queste parole hanno però provocato la reazione indignata del Presidente del Consiglio, Onorevole Silvio Berlusconi: “Comunità!? Ecco, vede? I soliti comunisti! Io non so più come fare con questa gente… Sanno solo insultare e deridere… Non succede mai che riconoscano quello che si fa per loro con un po’ di gratitudine… E dire che io sarei lieto di far accomodare Romano qui sul divano, di fianco a me, mentre guardiamo una delle mie televisioni. Lo farei giocare sul tappeto, gli darei i bocconcini a base di fegato che gli piacciono tanto e lo porterei a fare i suoi bisognini due volte al giorno. Che bisogno c’è di essere così aggressivi ed ingrati?”

A chi cerca di fargli notare che esiste un problema di pari opportunità e di pari diritti tra imprenditori, prima ancora che tra cittadini, l’Onorevole Berlsuconi risponde incredulo:
– “Beh, si ma certo… Dov’è il problema? Tanti soldi, tanti diritti. Se hai, diciamo, 30 milioni di euro, hai diritto ad un certo trattamento. Se ne hai solo 300.000, hai diritto ad un altro trattamento. Come in albergo, no?”
– “Anche di fronte alla Giustizia, Onorevole?”
– “Beh, si, certo. La Giustizia non consiste forse in questo? E’ un semplice fatto di custmer care: più paghi, migliore è il servizio.”
– “Non pensa che gli altri imprenditori la possano pensare diversamente?”
– “Quali altri imprenditori? Sono io l’imprenditoria. Non ci sono altri imprenditori.”
– “Ma, Luca Cordero di Montezemolo…”
– “Chi?”
– “Luca Cordero di Montezemolo, il Presidente della Confindustria, il presidente di FIAT…”
– “Ah, quel figlio degenere, quel capellone… che tristezza… Si, ma guardi, io lo perdono. Non provo astio nei suoi confronti. Io perdono sempre tutti, sa. Basta che si pentano e che tornino all’ovile.”
– “Come nella parabola del figliol prodigo…”
– “Certo! Io perdono sempre tutti. E ammazzo per loro il vitello grasso.”

Secondo il Portavoce Vaticano, Joaquin Navarro Valls, per il nuovo Santo potrebbe essere scelta la ricorrenza del 30 Luglio, data di nascita di Henry Ford, fondatore della Ford auto e pionere dell’industra, morto nel 1947.

Lazio-Gate, Intercettazioni e Storace March 10, 2006

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Sono sicuro che state seguendo anche voi lo sviluppo dello scandalo che ha appena travolto l’ormai ex-ministro della Sanità Francesco Storace. Nel caso che vi foste persi qualcosa, trovate le trascrizioni delle intercettazioni a queste due URL:

Repubblica

Corriere della Sera

Ma voi volete veramente vivere in un paese guidato da questa gente? Si, sto parlando proprio a quelli di voi che li hanno eletti.

Da queste intercettazioni, se ce ne fosse stato il bisogno, emergono chiaramente tre fatti veramente molto preoccupanti:

  1. Alcuni uomini della destra hanno apertamente dimostrato di ragionare esclusivamente nei termini di “cordata” o di “tribù”. Agiscono nell’interesse della loro cordata, con la speranza di poter poi godere di una parte dei privilegi acquisiti.
  2. A queste persone non interessa assolutamente niente del bene del paese. Più in generale, non interessa assolutamente niente del bene e/o del male che possono fare ad altre persone.
  3. Queste persone non si fermano di fronte a niente e non si fanno nessuno scrupolo. Sono disposti ad usare qualunque mezzo. Se avete la sfortuna di trovarvi sul loro passaggio, rischiate di venire travolti, forse pessino uccisi.

Insomma, se quanto risulta da queste intercettazioni è vero (e ci sono poche ragioni di pensare che non lo sia) siamo di fronte a dei veri delinquenti. Più esattamente ad una associazione a delinquere non diversa, nella sostanza, dalla mafia, dalla camorra e dalla ‘ndrangheta.

Ora, per favore, spiegatemi che cosa pensavano di ottenere da queste persone i 18 milioni di italiani che li hanno votati nel 2001. Che cosa devo pensare di questi elettori?

Che hanno agito per ingenuità? Siamo allora di fronte a 18 milioni di fessi?

Che hanno agito per “contiguità” con l’ambiente della destra? Siamo allora di fronte a 18 milioni di delinquenti, od almeno di “collaborazionisti”?

Che hanno agito “nella difesa dei loro interessi di classe od individuali”? Allora spiegatemi quali sarebbero questi interessi, perchè trovo questa giustificazione davvero molto preoccupante.

Personalmente, credo che persone come Storace, e come molti altri esponenti del centrodestra, non avrebbero mai dovuto avere accesso alla scena politica. Si tratta di gente chiaramente pericolosa che, in un paese civile, non avrebbe mai dovuto arrivare alle leve del potere.

Se il caso Storace non vi basta, gustatevi la registrazione del Presidente del Consiglio, Onorevole Silvio Berlusconi, alla seduta del Parlamento Europeo in cui ebbe il coraggio, proprio lui, indagato dalle procure di mezza Europa, di dare del “Kapò” al Parlamentare Schulz:

http://video.google.com/videoplay?docid=-926629105834987595

Buona visione

La nuova legge sulla legittima difesa February 21, 2006

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Da quando è stata approvata, il 24 Gennaio del 2006, la “riforma” della Legittima Difesa ha già prodotto almeno due morti ed almeno due imputazioni per omicidio volontario. Credo che sia il caso di parlarne prima che diventi una epidemia.

Ecco che cosa dice veramente la nuova legge:

Ddl Senato 1899 – Modifica all’articolo 52 del codice penale in materia di diritto all’autotutela in un privato domicilio

Art. 1.

(Diritto all’autotutela in un privato domicilio)

1. All’articolo 52 del codice penale sono aggiunti i seguenti commi:

“Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.

(da CittadinoLex di Kataweb/Repubblica)

Anche senza avere una laurea in giurisprudenza, sono subito evidenti alcuni aspetti importanti:

  1. Non si tratta di una nuova legge. Si tratta soltanto di una modifica molto, molto marginale della legge esistente. Questa “epocale riforma” stabilisce semplicemente che viene presupposta (cioè non deve più essere dimostrata) la proporzionalità tra offesa e difesa se si viene aggrediti (ripeto: aggrediti, non soltanto importunati) all’interno del proprio domicilio (casa e domicilio professionale).
  2. Viene riconosciuto il diritto di usare la forza esclusivamente per difendere la propria persona, le persone presenti ed i beni da una aggressione evidente. Non viene assolutamente riconosciuto il diritto di sparare liberamente a qualcuno che viene semplicemente colto sul proprio territorio (casa, terreni, uffici, azienda, etc.). In altri termini, non è sufficiente la violazione del domicilio a giustificare la risposta armata.

Avrebbero dovuto essere sufficienti questi due punti per chiarire che non è stata assolutamente aperta la caccia al malvivente (meglio se slavo o “terrone”). Ammazzare qualcuno è ancora un reato gravissimo in Italia. Purtroppo, non è stato così: molta gente ha recepito questa falsissima novità come una vera e propria autorizzazione ad accopare sul posto chiunque venga colto nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Allora, cerchiamo di capire cosa si può fare e cosa non si può fare in base a questa “nuova” legge.

Cosa si può fare

  1. Si può usare un’arma per difendersi da una aggressione evidente che metta in pericolo la propria persona, ed esclusivamente la propria persona (non i propri beni) , dovunque, anche in strada. Questo è sempre stato vero, in Italia ed in tutto il mondo, sin dai tempi di Alessandro Magno.
  2. Si può usare un’arma dovunque per difendere un’altra persona da una aggressione che ne metta in pericolo la vita o la salute (cioè per impedire un crimine penale). Anche questo è sempre stato vero, molto prima che Dussin venisse al mondo ed anche in posti che forse la mente di Dussin non riconosce nemmeno come appartenenti al Pianeta Terra. Naturalmente, sta al tiratore valutare chi sia la vittima e chi l’aggressore. Se un tiratore occasionale, preso dall’entusiasmo, spara ad un poliziotto in borghese che cercava di ammanettare un ladro, sono poi “volatili” suoi andarlo a spiegare al Giudice.
  3. Si può usare un’arma per difendere i propri beni da una aggressione evidente all’interno del proprio domicilio. Questa è l’unica novità introdotta dalla riforma e, lo ammetterete, non è proprio caratterizzata da un alto senso di civiltà e di rispetto per la vita umana.

Cosa NON si può fare

  1. Non si può sparare alla schiena a nessuno, nemmeno al peggiore dei malfattori. Se sta scappando bisogna lasciarlo andare. Questo vale ora e qui, come sempre e come dovunque. Se sparate a qualcuno nella schiena è omicidio volontario in ogni caso.
  2. Non si può inseguire il ladro od il rapinatore in strada e sparargli mentre scappa, per i motivi appena spiegati. Anche se lo mancate è “spari in luogo pubblico” e vi beccate qualche mese di (giustissima) galera.
  3. Non si può sparare a qualcuno che cerca di rubarvi l’auto. Si trova sulla pubblica via e non sta minacciando la vostra persona o quella di qualcun’altro. Sarebbe omicidio volontario.
  4. Non si può sparare mai a nessuno ed in nessun caso con un’arma che non sia stata regolarmente acquistata e denunciata. diversamente, se avete la sfortuna di beccarlo, è omicidio volontario (non semplice detenzione illegale di arma).

Per concludere, fatemi dire che in Italia, come dovunque nel mondo (persino nel pacificissimo Himalaya dei Buddisti) è sempre stato riconosciuto a chiunque il diritto di difendere in tutti i modi possibili la propria incolumità e quella dei propri cari da una aggressione evidente. Questa “epocale riforma” non era assolutamente necessaria.

In Italia, come dovunque nel mondo (Tranne che in Giappone) è sempre stato legittimo acquistare un’arma e detenerla per difendere la propria abitazione ed il proprio domicilio professionale (studio, negozio, etc.). Non c’era nessunissimo bisogno di questa “riforma epocale” per avere questo diritto (che, infatti, questa riforma nemmeno cita).

In Italia, come dovunque nel mondo (Tranne che in Giappone) è sempre stato legittimo acquistare e portare sulla propria persona un’arma pronta all’uso, a certe condizioni. Non c’era nessunissimo bisogno di questa “riforma epocale” per avere questo diritto (che, infatti, questa riforma nemmeno cita).

In nessun paese del mondo, nemmeno in USA e nemmeno in Texas, si può sparare impunemente alla schiena di un ladro in fuga.

In nessun paese del mondo, nemmeno in USA e nemmeno in Texas, si portare sulla propria persona un’arma senza il necessario CCW (“Concealed Carry of Weapon Permit”). L’Italia non è mai stato un paese “proibizionista” più di quanto lo sia stato il Texas.

Speriamo che quanto ho appena detto riesca a raggiungere due scopi: ridurre il numero di morti ammazzati e ridurre il numero di cazzate che mi tocca sentir dire su questo delicato argomento.

Se non siete convinti di quanto ho appena detto, visitate CittadinoLex o uno dei molti altri siti italiani dedicati al Diritto.

Schizofrenia Americana February 20, 2006

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Gli anglosassoni sono tradizionalmente un po’ schizofrenici in politica. La dottrina imperialista che il Governo inglese di Benjamin Disraeli ha creato nell’800 prevedeva esplicitamente il massimo rispetto dell’individuo e dei suoi diritti civili all’interno dei confini nazionali (inglesi e/o americani) mentre si autorizzavano l’esercito ed i servizi segreti ad agire letteralmente con qualunque mezzo all’estero per garantire l’estensione ed il controllo delle aree di influenza politica ed economica. Insomma: due metri e due misure, uno per i Cittadini dell’Impero e l’altro per gli “altri”, chiunque essi fossero. Questa visione schizofrenica della vita politica è stata ampiamente sostenuta e teorizzata da personaggi di primo piano della storia anglo/americana recente come Winston Churchill, Margareth Thatcher, George W. Bush e persino il labourista Blair. Vedi Imperialismo a Wikipedia o, nelle loro stesse parole, Imperialism nella Wikipedia anglo/americana.

Ultimamente, però, il Governo USA di George W. Bush ha raggiunto dei livelli di schizofrenia che francamente farebbero ridere se non affliggessero il più potente e guerrafondaio dei governi. Nel giro di alcuni giorni il Governo Bush è riuscito a rinfacciare alla dirigenza di Google i seguenti due misfatti.

  1. Avere rispettato le leggi Cinesi sulla censura e sull’operato degli ISP che impongono, tra l’altro, di filtrare i contenuti e di fornire alla Polizia cinese le informazioni sull’operato degli Internauti.
  2. Non avere obbedito alle leggi Americane che impongono, tra l’altro di filtrare i contenuti e di fornire all’ FBI, alla NSA ed alla CIA le informazioni sull’operato degli Internauti.

Insomma, il messaggio è molto chiaro: le leggi vanno rispettate, ma solo le nostre. Questo vale anche quando si opera all’estero. Ancora una volta, due metri e due misure, a seconda che le leggi da rispettare siano quelle USA o quelle di altri (sul loro territorio).

L’atteggiamento del governo di estrema destra di Bush nei confronti della censura cinese, pur condivisibile nel merito, è una evidente conseguenza di questa mentalità imperialista che ancora affligge gli anglosassoni. Questa stessa mentalità è all’origine anche della insistenza con cui i lobbysti americani insidiano i parlamentari europei nel tentativo di far approvare una legislazione sui brevetti software europea che ricalchi fedelmente quella americana (già riconosciuta in grave difetto di legalità persino dai loro stessi tribunali). Diffondere le leggi e la mentalità USA nel resto del mondo per ottenerne il controllo. Cancellare il Diritto altrui per imporre il proprio. Imperialismo allo stato puro.
La questione dei brevetti è tanto più risibile se si pensa a come erano concepiti i brevetti (non solo software) americani fino a metà del ‘900: erano considerato “innovativo” e quindi “brevettabile” qualunque prodotto o processo non ancora introdotto sul mercato americano. Come dire che la prima persona che avesse introdotto sul mercato americano la Pizza Margherita avrebbe potuto brevettarla. Se questa legge non fosse stata cambiata negli anni ’50, e se i lobbisti USA avessero al meglio sui nostri poveri parlamentari indifesi (barca da pagare, amante costosa, etc.), si sarebbe potuti arrivare al paradosso che il brevetto USA sulla pizza avrebbe potuto essere fatto valere in Italia contro i nostri pizzaioli!

Insomma: è ora di ragionare seriamente attorno a questo modo di operare. O siamo tutti figli dello stesso papà, e trattiamo seriamente intorno ad un tavolo, partendo da una base di diritti riconosciuti e comuni a tutti, o prima o poi si sarà costretti a venire alle mani. In questo secondo caso, spero che Bush III, cioè quello che succederà a George W. Bush nella dinastia imperiale americana, si renda conto per tempo che da questa parte della Manica non c’è l’Afghanistan. Qui ci sono 7 od 8 dei paesi più industrializzati del mondo, alcuni dei quali in possesso di armi atomiche. Una eventuale crisi sui brevetti non si risolverebbe nella solita passeggiata in cui gli avversari si arrendono alle troupe della CNN.

Se non ci decidiamo ad archiviare in fretta questa mentalità ipocrita, aggressiva ed arrogante, eredità di un mondo ormai estinto da secoli, rischiamo tutti quanti di pagarne, prima o poi, uno scotto molto elevato. Il padre dell’imperialismo, Benjamin Disraeli è morto a Londra il 19 Aprile del 1881. Quando morirà la sua dottrina?

Pistole e microprocessori: la neutralità della tecnologia February 17, 2006

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Non sono in molti a saperlo ma provengo da una familia di armaioli. I miei nonni hanno avuto un armeria (intesa come laboratorio per la produzione di armi da caccia, non come semplice rivendita sali/tabacchi/cartucce) per circa mezzo secolo. Sono cresciuto tra pistole e fucili così come altri sono cresciuti con il pallone sulla punta delle scarpette.

Di conseguenza, è tutta la vita che mi trovo a discutere il tema della neutralità della scienza e della tecnologia. Questo tema può essere espresso in uno dei due modi seguenti.

  1. Non sono le pistole ad uccidere ma le persone che le impugnano.
  2. Si può uccidere anche a mani nude. Con una pistola è soltanto più facile.

Recentemente, mi è successo di sentire le stesse argomentazioni a proposito del Trusted Computing. In modo molto, molto simile a quello che avviene tradizionalmente per le pistole (e per le armi in genere), il Trusted Computing viene liberato da ogni implicazione morale con una delle due affermazioni seguenti.

  1. Non è il Trusted Computing in sè che è cattivo, sono le applicazioni che ne possono fare le aziende ed i governi ad esserlo.
  2. Quasi tutto quello che si può fare con il Trusted Computing si può fare anche senza. Con il TC è solo più “robusto” e più “affidabile”.

Il solo fatto che, per giustificarne l’esistenza, si adoperino nei confronti del TC le stesse motivazioni che vengono tradizionalmente usate per le armi da fuoco, dovrebbe far riflettere. Se un microchip deve essere trattato come un’arma, c’è sicuramente da prepoccuparsi.

Comunque, a questo punto si possono muovere al Trusted Computing le stesse contestazioni che si usano tradizionalmente contro le armi da fuoco. Eccole qui di seguito.

Neutralità funzionale e neutralità morale

Diventa molto difficile sostenere la neutralità morale di una tecnologia che non sia neutrale anche sul piano funzionale. Mi spiego: voi potete raccogliere dal greto di un fiume un grosso sasso e farne quasi quello che volete. Potete usarlo come martello per piantare i picchetti della tenda, potete usarlo come fermacarte in ufficio dopo averlo dipinto o potete usarlo per fracassare il cranio di un vostro avversario. La scelta sta a voi: il sasso non è stato progettato con nessuno scopo particolare in mente, anzi: non è stato progettato affatto. Per questo motivo, il sasso non si presta in modo particolare a nessun impiego e non ne suggerisce nessun’altro. Si tratta effettivamente di un oggetto quasi neutrale. Dico “quasi” perchè persino il sasso ispira certi usi piuttosto che altri. Non credo che vi verrebbe mai in mente di usarlo al posto della forchetta per mangiare gli spaghetti.
Ora provate a fare le stesse cose con una pistola. Vi renderete conto molto presto che la pistola, come oggetto, subisce le conseguenze della progettazione di cui è stata il prodotto. Favorisce certi impieghi (sparare ad un nemico) e ne disincentiva in modo chiaro deli altri (usarla come fermacarte o come martello).

Un oggetto che sia stato progettato dall’uomo, e che quindi sia stato progettato per uno scopo preciso, non è mai “funzionalmente neutrale” e quindi difficilmente potrà essere “moralmente neutro”. Funzione e responsabilità morale vanno quasi sempre di pari passo.

Francamente, mi è molto difficile pensare a degli usi “positivi” di una tecnologia che tratta esplicitamente il suo utente e l’intera società come un nemico.

Facilitazione

Il fatto di alzare od abbassare l’asticella, influisce molto sui processi che riguardano gli esseri umani. Ad esempio, se per riavere indietro i 5 euro che Telecom vi ha addebitato per sbaglio, voi dovete ricorrere ad un avvocato e passare attraverso un processo, quasi certamente lascerete perdere. Se basta sgridare l’operatore del call center al telefono, quasi certamente lo farete.

Per questo non è la stessa cosa ammazzare qualcuno a mani nude od ammazzarlo a revolverate. Per lo stesso motivo, non è la stessa cosa avere un mondo in cui le armi sono difficilmente reperibili (l’Italia e l’Europa) oppure averne uno in cui si comprano al supermercato (USA).

Per lo stesso motivo, non è la stessa cosa vivere in un mondo in cui le aziende ed i governi devono fare molta fatica per controllare efficacemente i cittadini e per far fare loro ciò che vogliono (il mondo pre-TC) oppure avere un mondo in cui basta spingere un tasto per farlo (il mondo TC).

Rischio e Controllo

Ma la contestazione più forte viene da una semplice constatazione: ogni volta che una tecnologia presenta un rischio, le società si attrezzano, legalmente e tecnicamente, per contenere i rischi e limitare i danni.

Per acquistare un’arma in un paese civile (incredibilmente, anche in molti degli stati USA) occorre superare una lunga serie di ostacoli, tecnici e legali, e sottoporsi ad una serie di controlli e di verifiche. Anche solo per guidare un’auto, che certamente rappresenta un pericolo per i passanti, occorre seguire un corso, superare un esame, sottoporsi a visite periodiche ed attenersi alle regole del Codice della Strada.

Allora, per quale motivo si dovrebbe permettere alle aziende di immettere sul mercato una tecnologia che tutti riconoscono pericolosa senza che la collettività (cioè lo Stato) possa mettere in atto le necessarie misure di contenimento dei rischi, di limitazione dei danni e di controllo degli abusi?

Il Trusted Computing e le armi da fuoco sono solo due casi particolari di un tema filosofico molto più ampio, che coinvolge cose diverse come i farmaci e la bomba atomica. Non c’è niente di moralmente neutro in ciò che fa l’essere umano perchè l’essere umano non può agire in modo eticamente neutrale. E’ la sua natura sociale (e politica) a condannarlo a questo.

Questa democrazia non basta February 16, 2006

Posted by leparolealvento in Politica.
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La democrazia si basa sui due seguenti assiomi.

  1. Che chi arriva a governare un paese non tenti di scardinare il sistema ed imporre una dittatura.
  2. Che chi arriva a governare un paese sia intenzionato a governare a nome di tutti i cittadini, anche delle più esigue minoranze. In altri termini, che queste persone facciano il bene del paese, non il bene di una fazione.

Questi due assiomi sono stati violati molte volte nel corso della storia. Ad esempio, sia Benito Mussolini che Adolf Hitler sono stati eletti democraticamente da quegli stessi popoli che, pochi anni dopo, avrebbero sottoposto ad una spietata dittatura e trascinato in una guerra sanguinosa.

Dovrebbe bastare questo a farci dire “questa democrazia non basta”. Più esattamente, la democrazia come la conosciamo in occidente, non dispone di un meccanismo di sicurezza efficace che impedisca queste degenerazioni.

In Italia, il compito di salvaguardare la democrazia da derive autoritarie e da abusi faziosi è delegato alla Corte Costituzionale ed al Presidente della Repubblica. Come si è potuto vedere in varie occasioni, questi due organi istituzionali hanno dei poteri molto limitati e, di fatto, non possono opporsi in modo efficace all’azione di una maggioranza veramente determinata a perseguire i suoi scopi. Basti dire che il Presidente della Repubblica non può imporre una seconda volta il suo veto sulle leggi emesse dal Parlamento.

Di fronte ad una maggioranza veramente determinata a piegare le leggi della democrazia ai propri scopi, nemmeno gli organi di controllo internazionali possono intervenire in modo efficace a causa della natura “interna” del problema. Trattandosi di stati sovrani, nessun organo internazionale può andare a dettare legge sul loro funzionamento interno. La Comunità Europea e l’ONU hanno mostrato più volte i loro limiti su questo punto. D’altra parte, nemmeno quella minoranza di cittadini che vedono avvicinarsi il pericolo possono intervenire in modo efficace, proprio perchè in condizioni di minoranza.

Si tratta, palesemente, di un serio punto debole delle nostre democrazie e di un serio pericolo per la stabilità interna di molti paesi. Ma cosa si può fare?

In realtà, a questa domanda era già stata data una risposta efficace 3500 anni fa: è necessario istituire degli organi di controllo in grado di intervenire efficacemente sulla vita politica del paese, fino al punto di poter sciogliere, all’occorrenza, gli organi legislativi (in Italia, le Camere) e di mandare a casa il Governo in carica. Questo era il ruolo del Senato in molte antiche forme di governo: un comitato di saggi, eletti democraticamente ma su basi molto più elitarie del normale parlamento, posto a guardia delle istituzioni.

Al giorno d’oggi, si potrebbe pensare, ad esempio, ad un comitato di qualche decina di persone elette dai soli elettori più anziani e più colti e scelti tra qualche centinaio di canditati anziani, adeguatamente colti, preparati e largamente riconosciuti come super partes. Per garantire il massimo di imparzialità ed il massimo di autorevolezza, si potrebbe anche pensare di coinvolgere nel meccanismo gli organi di controllo internazionali, come l’ONU o la EU. Insomma, si tratta di dare vita ad un vero organo di garanzia dotato di tutta l’autorevolezza ed il potere necessari.

Personalmente, credo che sia tempo di cominciare a pensare seriamente ad una soluzione di questo tipo, sia in Italia che in molte altre democrazie.

Apophis fan club February 14, 2006

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Come probabilmente saprete, tra i molti NEO (Near Earth Object) che passano abitualmente vicino alla Terra, ce n’è uno che sta creando qualche preoccupazione in più della media. Gli astronomi che ne seguono le evoluzioni lo hanno battezzato Apophis, in onore del Dio egizio della distruzione. Se non ci saranno variazioni, questo simpatico pezzo di ghiaccio e roccia, delle dimensioni di una portaerei, dovrebbe colpire il nostro amato pianeta ad una velocità di circa 12 km/sec tra il Marzo del 2036 ed il Marzo del 2037 (vedi : http://neo.jpl.nasa.gov/risk/a99942.html ). Per confronto, l’asteroide che ha colpito la terra alla fine del Cretaceo (65 milioni di anni fa), causando l’estinzione dei dinosauri (e del 97% delle specie viventi) aveva un diametro di circa 10 km e viaggiava probabilmente a circa 20 km/sec (vedi: http://www.nmnh.si.edu/paleo/blast/asteroid_hyp.htm). In altri termini, se siamo fortunati, questo pezzo di roccia metterà finalmente fine alla nostra stupida esistenza.

Ma perchè dico “per fortuna”? Perchè sono così pessimista?

Perchè ho appena assistito ad una scena che mi ha fatto molto riflettere sulla opportunità di insistere con l’esperimento evolutivo rappresentato dalla specie umana su questo pianeta. La scena è stata la seguente.

Sono andato in farmacia per ritirare un farmaco. In farmacia c’era la solita lunga coda ed i soliti più che insufficienti commessi. Uno dei commessi era bloccato in un angolo da una signora della apparente età di almeno 55 anni. La signora lo stava interrogando a fondo sulle doti terapeutiche di alcuni “farmaci” antirughe. Indifferente alle evidenti sofferenze delle persone in coda, tra cui alcuni anziani, la signora ha insistito per 20 minuti (venti minuti!) nel suo interrogatorio. Alla fine si è decisa e se ne è andata dopo aver acquistato due confezioni di farmaci antirughe, di diverso tipo, per una spesa complessiva di 261 euro (duecentosessantuno euro!). Per confronto, il router D-Link che mi tiene connesso alla rete è costato 70 euro ed il monitor (un 19” da CAD a CRT) che sto usando in questo momento è costato 190 euro.

A questo punto, credo che sia tempo per la nostra specie di togliere il disturbo. I dinosauri sono stati condannati all’estinzione dalla loro incapacità di adattarsi al repentino cambiamento climatico prodotto dall’impatto del meteorite. Da un punto di vista evolutivo, si è trattato di qualcosa di profondamente giusto.

La nostra specie, a quanto pare, è intrinsecamente incapace di adattarsi alla realtà: alla vecchiaia, alla bruttezza, ai dolorini alle articolazioni. Da un punto di vista evolutivo, è giusto che si tolga dai coglioni e lasci il posto a qualcuno di meno idiota.

Per questo motivo, nei prossimi giorni registrerò un nome di dominio come apophisfanclub.org e comincerò a supportare l’opera meritoria del nostro amato meteorite.

Speriamo solo che colpisca la Terra nel punto giusto…

Il Programma dell’Unione, una prima impressione February 11, 2006

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Dopo diversi mesi di intenso lavoro, la Fabbrica del Programma ha finalmente consegnato nelle mani degli italiani il tanto atteso Programma dell’Unione. Si tratta di un documento PDF di ben 281 pagine che contiene sostanzialmente una lunga serie di affermazioni con le quali l’Unione prende una posizione ufficiale su praticamente tutti i temi politici di una qualche rilevanza, dalla familia alle nuove tecnologie passando per la lotta all’evasione e per il rilancio dell’economia.

Ci vorranno sicuramente alcuni giorni per leggere tutto il documento e per cominciare a parlarne seriamente. Tuttavia, è già possibile cogliere alcune impressioni importanti su alcuni argomenti particolarmente cari agli Internauti: le nuove tecnologie, i diritti digitali dei cittadini e la difesa dei consumatori.

La difesa dei consumatori

A pagine 73 del Programma c’è una prima presa di posizione sostanziale su questo problema. Ecco cosa dice il documento:

Un consumo tutelato

Proponiamo una riforma della legge quadro in materia dei diritti dei consumatori/utenti incentrando le politiche di tutela sulla trasparenza e al fine di attuare pienamente ogni normativa che garantisca sicurezza, informazione e tutela risarcitoria dei cittadini singoli ed associati.

Primo obiettivo deve essere la trasparenza, che si articola in:
– sicurezza dei prodotti e attivazione di regole circa il ciclo produttivo e la circolazione;
– informazione al consumatore perché sappia cosa acquista e a quali condizioni contrattuali ; una più severa normativa sull’etichettatura dei prodotti;
– vigilanza rispetto alla pubblicità ingannevole e/o seduttiva, persuasiva, occulta;
– controllo sulle condizioni generali di contratto, con particolare attenzione per le clausole vessatorie o ambigue;
– carta dei diritti dell’utente dei servizi pubblici, distinguendo tra i diritti dell’utente di servizi pubblici a carattere imprenditoriale e quelli dell’utente di servizi a carattere sociale. Per questi ultimi, quali sanità e istruzione, la tutela va collegata anche ad incisive politiche di perequazione sociale;
– diritto all’accesso ai dati e ai documenti amministrativi e contestuale protezione della privacy della persona.

Direi che si tratta decisamente di un buon punto di partenza, soprattutto nel momento in cui si introduce il concetto di utente di servizi a carattere sociale come soggetto diverso dal normale utente di servizi a carattere commerciale. Per quanto ci riguarda come Internauti, si può certamente dire che se questi propositi verranno mantenuti, sarà molto più difficile che si vengano a creare situazioni incresciose come quella del caso Sony/BMG.

Credo di poter interpretare queste parole anche come una implicita presa di posizione contro sistemi di tipo Trusted Computing e, forse, anche su certi tipi di sistemi DRM. Il Trusted Computing è chiaramente in conflitto con i principi esposti dal Programma dell’Unione almeno nei seguenti punti.

  1. L’utente non è chiaramente informato delle caratteristiche del Trusted Computing e si può dire, senza timore di smentita, che in questo momento acquista qualcosa di cui ignora la vera natura.
  2. In alcuni casi, il Trusted Computing viene proposto all’utente come una tecnologia che lo può difendere da virus ed hacker, cosa che, almeno in questo momento, non è del tutto vera. Si profila quindi il caso di pubblicità ingannevole.
  3. Il Trusted Computing, come molti sistemi DRM, introduce di fatto delle clausole vessatorie nel contratto. Ci sono gli estremi per un intervento degli organi di vigilanza.
  4. In alcune situazioni, il Trusted Computing ed altre tecnologie (RFID, ad esempio), possono rappresentare una violazione della privacy. Ci sono gli estremi per un intervento.

Il Trusted Computing non è il solo (ma di certo è il più evidente) caso di conflitto tra i principi enunciati nel programma e la realtà che viviamo ogni giorno. Tecnologie come gli RFID ed i DRM potrebbero rientrare, in alcuni casi, in questa casistica. Anche certi comportamenti commerciali tipici delle aziende di telecomunicazione, potrebbero rientrare in questa casistica.

Internet

Il Programma dell’Unione dedica addirittura un intero capitolo ad internet ed ai nuovi media. Riporto qui di seguito il testo originale. Il testo in corsivo è quello che mi sembra degno di maggiore attenzione.

I nuovi media e l’innovazione

Poichè il ruolo di questo comparto è cruciale per promuovere e diffondere l’innovazione, la politica di sviluppo che l’Unione adotterà per la comunicazione e la multimedialità avrà un effetto moltiplicatore sull’insieme dell’economia nazionale. Attueremo politiche volte a favorire la nascita di un’industria multimediale e audiovisiva in grado di competere sui mercati globali. I punti di forza da cui partire saranno il cinema italiano e la produzione audiovisiva in generale. Sosterremo l’innovazione tecnologica con politiche che non discrimino tra le diverse tecnologie, indirizzandosi soprattutto allo sviluppo della ricerca, alla formazione, alla nascita di nuove imprese, alla creazione di reti e
distretti.
Per raggiungere questi obiettivi dovremo gestire con trasparenza
le risorse finanziarie, non disperdendole come oggi avviene, ma utilizzandole in una politica coerente ed unitaria.
Rafforzeremo i poteri di intervento e sanzione affidati all’Authority indipendente, anche al fine di promuovere maggiore concorrenza.
Ribadiremo la natura aperta di Internet, garantendo la libertà di accesso e di espressione, evitando forme indiscriminate di controllo. Riteniamo infatti prioritario promuovere la capacità di utilizzare gli strumenti in rete: tale capacità è oggi parte integrante della cittadinanza.
Ci impegneremo attraverso iniziative specifiche per la diffusione dei collegamenti a banda larga e di quelli senza fili.
Difenderemo inoltre la libertà di Internet anche a livello internazionale, a fronte di un crescente ricorso a forme di censura e controllo autoritario.
Per rendere libero lo spazio informativo dobbiamo garantire pluralità e libertà, ma anche:
– tutela della privacy;
– tutela dei minori e delle fasce deboli;
– moltiplicazione delle possibilità di accesso dei cittadini;
– promozione delle nuove tecnologie per la partecipazione politica, sociale e culturale;
– promozione della produzione e diffusione di contenuti provenienti da soggetti indipendenti;
– garanzia dell’accesso e produzione di informazione anche da parte dei diversamente abili;
– elaborazione di nuove forme di tutela della proprietà intellettuale, specialmente nel digitale, conciliando i diritti di autori ed editori con l’interesse comune alla massima diffusione della cultura e delle idee;
– revisione dei criteri di attribuzione e certezza delle risorse per il sostegno all’editoria non profit e cooperativa;
– riconoscimento del valore sociale dell’accesso aperto a contenuti, strumenti e canali informativi, in particolare nel campo della ricerca scientifica;
– valorizzazione e incentivazione delle licenze non commerciali, del software open source e degli standard aperti;
– riconoscimento e valorizzazione delle professionalità legate ai new media;
– attenzione per la conservazione, l’accessibilità e la disponibilità nel tempo del nostro patrimonio informativo.
Dobbiamo sostenere quindi l’innovazione e la qualità. Per questo avranno un ruolo importante le biblioteche e le multimediateche, non solo come deposito di conoscenze ma come strumento attivo di accesso e produzione di contenuti.
Dobbiamo valorizzare tale sistema, specialmente nel Sud del Paese, per aiutare a colmare gli svantaggi nell’alfabetizzazione informativa.
I soggetti pubblici devono avere un ruolo attivo di servizio e di garanzia. Il servizio pubblico è oggi importante per la promozione dell’accesso e della partecipazione, per la tutela dei diritti, per la produzione ed incentivazione dei contenuti di qualità, per una formazione permanente, per la comunicazione pubblica e di pubblica utilità, per la valorizzazione delle autonomie ed identità culturali
e linguistiche locali, nazionale ed europea.

Su questi punti, mi posso dichiarare più che soddisfatto. Mi sembra evidente che c’è stata una certa analisi della situazione attuale e che sono stati compresi alcuni punti fondamentali. Le dichiarazioni di intenti che ne seguono sono chiare ed impegnative.

Apprezzo particolarmente le dichiarazioni che riguardano la lotta ai tentativi di controllare e censurare la rete. Apprezzo anche le dichiarazioni che riguardano la concorrenza tra le telco. Il punto di maggiore interesse mi sembra essere l’idea di sviluppare una industria del multimedia in Italia. Francamente non credo che si riuscirà ad ottenere dei risultati di reale interesse industriale in questo settore ma il proposito, in sè, resta ammirevole.

In conclusione, direi che il Programma dell’Unione non ha deluso come molti (comprensibilmente) temevano, almeno riguardo a questi punti. Queste dichiarazioni di intenti, messe nero su bianco da tutti i responsabili politici del centrosinistra, ci autorizzano ad alimentare delle forti aspettative nei confronti di un eventuale Governo Prodi.

C’è chi dice no February 9, 2006

Posted by leparolealvento in Politica.
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Vengo spesso redarguito per la mia abitudine di inserire (pesanti) commenti di carattere politico all’interno di testi tecnici (solitamente analisi o commenti a fenomeni legati all’elettronica digitale e ad Internet). Molti si chiedono: “ma che senso ha inserire queste provocazioni politiche in testi che sarebbero altrimenti del tutto neutrali e molto gradevoli da leggere?”

Lo spiego qui una volta per tutte. Gli scopi sono i seguenti due.

  1. Inviare un messaggio a chi tenta di prendermi per i fondelli e fargli sapere che troverà una ostinata resistenza.
  2. Inviare un messaggio alle altre persone che si trovano nella mia stessa posizione e far sapere loro che non sono sole.

La mia speranza, ovviamente, è anche quella di indurre altre persone a dichiarare apertamente la propria posizione, in modo che il mio “avversario” del momento si renda conto che troverà una resistenza più ampia e più robusta di quella rappresentata dalla mia sola persona.

A questo punto, probabilmente, vi state ponendo le seguenti due domande (retoriche).

  1. Ma esiste davvero questo avversario? C’è veramente qualcuno che vuole prenderci per i fondelli?
  2. Pensi veramente che qualcun’altro si alzerà in piedi e dichiarerà apertamente la propria posizione, assumendosi i rischi di una reazione da parte dell’avversario (magari molto più forte)?

Alla prima domanda sono costretto a rispondere di si. Da diversi anni, le aziende ed i governi stanno cercando, spesso con successo, di approfittare della loro posizione di forza ai danni del cittadino e del consumatore. Cito qui di seguito solo alcuni casi ecltatanti che mi vengono in mente. Dovrebbero bastare come esempio.

  • Telecom ed altre aziende TLC approfittano da anni della loro posizione di forza per mettere in atto delle vere truffe di massa ai danni dei consumatori, al punto che sono dovute intervenire (senza alcun successo) gli enti di controllo.
  • Le aziende dell’Informatica stanno silenziosamente immettendo sul mercato dei PC “taroccati” in modo che continueranno ad obbedire ai loro ordini (non ai nostri) anche dopo che li avremo regolarmente acquistati e pagati (Tecnologia nota come “Trusted Computing”)

Purtroppo, i governi che dovrebbero rappresentarci e che dovrebbero rappresentare, con le loro azioni legislative e di controllo, il nostro primo baluardo di difesa, si sono apertamente schierati con queste aziende in moltissime occasioni. Basterà ricordare i seguenti casi.

  • Per pochissimo il parlamento dell’Unione Europea non ha varato una legge suicida sui brevetti software che avrebbe affossato definitivamente l’industria del software europea (ed i diritti dei consumatori) ad esclusivo vantaggio delle industrie americane detentrici della quasi totalità dei brevetti esistenti.
  • Da anni i governi di quasi tutto l’emisfero nord del pianeta si schierano a favore della adozione su larga scala di sistemi DRM per impedire “usi non autorizzati” dei “contenuti multimediali” (o, per dirla in un altro modo, “un uso libero della cultura”).
  • Le leggi europee e italiane, con il pretesto della lotta al terrorismo, prevedono che sia legittimo mantenere copia di tutte le transazioni digitali per anni, rendendo possibile ricostruire quasi ogni aspetto della vita di una persona. I dati in questione, ovviamente, sono liberamente accessibili a forze di polizia e servizi segreti (anche in paesi dove polizia e servizi segreti non sono certo “affidabili strumenti della democrazia”) .
  • Una legge italiana prevede persino che sia illegale rimuovere gli RFID che vengono inseriti nei vestiti in vendita al supermercato. In altri termini, è obbligatorio lasciarsi tracciare grazie ai numerosi RFID presenti nei nostri abiti.

Alla seconda domanda, posso rispondere si. Ho già visto in molte occasioni delle persone alzarsi in piedi e dire: “No, io non ci sto!” Se non siete tra queste, e non credete che questo sia possibile, allora forse non sono io ad avere un problema di rapporto con la società civile, la democrazia e la politica.

Gli argomenti di cui tratto nei miei scritti si trovano quasi sempre sulla sottile linea di confine tra tecnologia e politica. Cose come il Trusted Computing, gli RFID, i DRM, le Wireless Mesh Networks ed il P2P di terza generazione sono gli strumenti di una lotta senza quartiere che si sta svolgendo, ormai da anni, senza che i mass media “generalisti” ne facciano parola. Ciò che è in gioco, è la libertà di ogni singolo cittadino di usare queste tecnologie a proprio vantaggio ed a vantaggio della interà società, invece di essere costretto ad usarle ad esclusivo vantaggio delle aziende e di chi tiene le redini del “sistema”. Non credo che sia possibile, o tecnicamente corretto, separare gli aspetti tecnici da quelli politici.

Per finire, vorrei chiarire un’altro punto. Vengo spesso tacciato di pregiudizi nei confronti dell’ottimo Governo Berlusconi, cioè quello che, secondo molti osservatori che trovo in rete, ci ha traghettato fuori da un medioevo stalinista e ci ha consegnato ad un fulgido terzo millennio fatto di libertà individuale, di libero mercato e prosperità.

Bene, se ci trovassimo nella Russia degli anni ’30, o nella Cina degli anni ’70, probabilmente il mio avversario avrebbe una stella rossa sul berretto. I governi autoritari non mi stanno certo simpatici, di qualunque colore si ammantino. Ma siamo nell’Italia e nell’Europa di inizio millennio. I governi che, senza pensarci due volte, hanno varato assurdità e soprusi legalizzati come il DMCA, l’EUCD, il Patriot Act, la Legge Urbani e via dicendo, sono i governi di G.W. Bush, di Tony Blair e quello italiano di Silvio Berlsuconi.

Non sono io ad avere pregiudizi contro questi governi. Sono questi governi ad avere deciso (palesemente) che noi (cittadini e consumatori del mondo occidentale) siamo i loro avversari.